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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Admin (del 13/03/2010 @ 16:10:07, in disegni, linkato 230 volte)
Di Admin (del 11/12/2009 @ 18:45:17, in disegni, linkato 276 volte)
Di Admin (del 04/12/2009 @ 17:05:12, in disegni, linkato 532 volte)
Di Admin (del 03/11/2008 @ 23:55:13, in disegni, linkato 315 volte)

Sopra, un fossile di Oreopithecus bambolli nell'atto di prendere i suoi biscottini preferiti dallo scaffale della cucina: il movimento era reso possibile da un particolare muscolo, il flexor pollicis longus, la cui inserzione nella falange del pollice è una caratteristica distintiva dell'uomo.
Dalla fonte, che trovate QUI:
"L’Oreopiteco, anzi l’Oreopithecus bambolli, è un primate, una scimmia antropomorfa piuttosto piccola che visse in quella che era l'Italia diversi milioni di anni fa, e con caratteristiche un po' speciali: probabile locomozione bipede, prima dei nostri antenati.
Secondo uno studio dagli esiti inaspettati, condotto sul finire del secolo scorso da due ricercatori spagnoli (Salvador Moyà-Solà e Meike Köhler), questa scimmia era in grado di spostarsi regolarmente in posizione eretta! La locomozione bipede, la cui prima comparsa era posta a 3.7 milioni di anni fa, secondo questi studi andrebbe retrodatata a ben 4 milioni di anni prima, ovvero a 8 milioni di anni fa. All'epoca l'oreopiteco, appartenente alla famiglia degli Oreopithecidae, abitava una grande isola boscosa composta dalle attuali Toscana meridionale e Sardegna. Ma da dove vi è arrivato? L' O. bambolii discende probabilmente dal Nyanzapithecus, suo stretto parente del Kenya, ma antico di 15 milioni di anni. È possibile che questa scimmia raggiunse il territorio europeo attraverso la Sardegna per poi proseguire per la Toscana: in poche parole questa scoperta confermerebbe che nel Miocene vi fosse un "ponte" tra l'arcipelago italiano e l'Africa (oltre che un ponte fra il blocco sardo-corso e la Toscana).
Da studi riguardanti la morfologia funzionale della mano, risulta che questo primate aveva sviluppato, come i primi ominidi, capacità manipolative di precisione finora considerate esclusive dell'uomo e dei suoi diretti antenati, le Australopitecine. La possibilità di esercitare forza con il pollice nella presa di precisione dipende dalla presenza di un particolare muscolo, il flexor pollicis longus, e l'inserzione di questo muscolo nella falange del pollice è una caratteristica distintiva dell'uomo.
Comunque se fosse vero che l'oreopiteco era bipede ciò sposterebbe la comparsa del bipedismo non tra i grandi spazi aperti della savana africana, ma all'ombra dei fitti boschi temperati di un grande isola meditteranea del Miocene. Una possibile spiegazione di questa evoluzione miocenica da abitudini brachiatorie (consuetudine delle scimmie arboricole di spostarsi volteggiando tra i rami) al bipedismo è basata in sostanza su considerazioni di risparmio energetico. Spostarsi, procurarsi il cibo, esplorare il mondo circostante "camminando" determinò infatti un notevole vantaggio energetico. Studi condotti sulla quantità di energia spesa durante la locomozione hanno dimostrato che spostarsi arrampicandosi e saltando di ramo in ramo è quattro volte più dispendioso che camminare. Questo ambiente privo di pericoli e quindi di stimoli avrebbe d'altra parte scoraggiato ogni progresso dal punto di vista intellettivo e cognitivo: forse anche questo sfavorì gli oreopitechi quando, 7 milioni di anni fa, la "sponda toscana" si unì al continente, e una maggiore competizione per il cibo (unita alla presenza di abili predatori) avrebbero sopraffatto queste scimmie."
Di Admin (del 27/10/2008 @ 23:55:26, in disegni, linkato 209 volte)

Io non so se la solitudine, se quello strazio chiamato solitudine, se quell'andare via dei corpi cari, se quel restare soli dei vivi, io non so se quel lamento della solitudine, se quel portarci via le facce se quel loro sparire di facce che avevamo dentro il respiro, non so se il dono sia questo portarci via le carezze, questa slacciatura.
È poco il poco che so e di questo poco io chiedo perdono. Io chiedo perdono per quello che so, perdono io chiedo per tutto quello che so.
Mariangela Gualtieri, Monologo del Non so, da Parsifal
Di Admin (del 15/10/2008 @ 00:02:25, in disegni, linkato 264 volte)
 Questa sono io, e quella in alto a destra che zompetta è Donnola: di entrambe dirò tanto di più in futuro. Per adesso posso dire che siamo belle contente di avere aperto un blog, perché ecco, ci voleva proprio un posto dove mettere i disegni, e i pensieri, e i racconti: ché qua la vita è dura, il meglio è colorare.
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